La Storia

Cenni storici di Avetrana

Una certa tradizione, che trae dal Foscarini e questi dall’Infantino, vuole Avetrana fondata da veterani normanni, da cui l’origine del nome. Altri invece affermano che essa sia stata fondata da popolazioni provenienti da casali circumvicini ( S.Giorgio, Modunato e Santa Maria) distrutti intorno al IX sec. dalle invasioni saracene ( da cui la simbologia dello stemma comunale che riporta tre colli). In realtà, ma non è questa la sede di discussione, sulla base di indagini storiche ed archeologiche possono essere smentite entrambe le ipotesi né, al momento, è possibile fornirne una attendibile. Solo si può affermare che le origini di Avetrana nulla abbiano a che fare con i normanni né tento meno con le invasioni saracene che, seppur storicamente documentate, non risultano puntualmente vere: ossia scrittori del passato hanno attribuito l’origine di molti paesi alla distruzione di ‘tre’ casali pre-esistenti.
I primi insediamenti del territorio risalgono all’età neolitica, VI-V millennio a.C., come testimoniano i vari siti che si rinvengono nel territorio (Caverna Dell’Erba, Grotta di S.Martino, Grotta di Villanova-Specchia Rascina, Masseria La Marina, etc. etc. e certamente, come da recentissime scoperte, la presenza dell’Uomo di Neanderthal (75-50 mila anni fa). Poi ancora tracce di presenze messapiche, romane (tra queste la villa rustica in contrada S. Francesco), bizantine (Santa Maria del Casale, La Crava e forse masseria Granieri).
La nascita di Avetrana è verosimilmente attribuibile alle politiche accentratrici degli angioini al fine di favorire il concorso in centri maggiori delle popolazioni che vivevano sparse per le campagne. Infatti se erroneamente, nel passato, si attribuiva il torrione ad epoca normanna, e quindi l’origine di Avetrana come centro urbano, ormai si rivela evidentemente erronea l’attribuzione a quell’epoca. Senza dover necessariamente seguire, durante il medioevo, le successioni dei vati feudatari, il punto di svolta per Avetrana è rappresentato dalla presenza dei Pagano, i quali provvidero, avendo ottenuto dal re la facoltà di poter esigere i dazi sui sali, alla costruzione della cinta muraria a difesa del piccolo borgo ed al completamento del sistema fortilizio nel corso del XVI sec.

Il nome Avetrana

Tralasciamo ipotesi più o meno fantastiche in merito all’origine del toponimo ritenendo di maggior fede quanto segue: l’etimo dal quale occorre iniziare l’indagine non è come comunemente si crede ‘Avetrana’ ma ‘Vetrana’. L’indagine documentaria e cartografica si attesta appunto intorno a toponimi quali ‘Vetrana’, ‘Veterana’, ‘Vetrina’, ‘Veturia’, ‘Veturiana’ etc. L’analisi induce a ritenere come l’esito ‘-ana’, o ‘-ano’ diano dal latino toponimi di origine prediale e pertanto, come ‘terra appartenuta a qualcuno’, nel nostro caso ‘terra appartenuta a Veturio’ quindi ‘terra veturiana o vetrana’ e da qui ‘terra della Vetrana’, ossia ‘La Vetrana’ da cui ‘L’ Avetrana’ e cioè Avetrana.

La masseria

E’ un fenomeno che caratterizza soprattutto il meridione d’Italia. Anche se molti vedono la masseria come una filiazione della ‘villa rustica’ di origine romana in realtà occorre osservare, che mentre in epoca romana non vi è alcuna forma contrattuale tra il dominus (il proprietario) e i servi che per lui lavorano nei campi, solo con l’avvento dei longobardi (VI-IX sec) nascerà la figura giuridica del ‘contratto di masseria’, dove cioè il ‘dominus’ si impegna a lasciare una parte del prodotto dell’attività agro-pastorale al suo ‘massarius’ cioè di colui che, in sua vece, provvede alla cura dei campi e delle attività pastorali (ossia alla ‘massa’). Solo in epoca tarda le masserie cominceranno ad arricchirsi strutturalmente della ‘parte nobile’ ciò di quella in cui, specie nel periodo di raccolta o durante l’estate, andrà a risiedere il proprietario (dominus).

La Masseria Bosco: cenni storici

Posta a nord di Avetrana da cui dista circa 2 Km. e ad un’ altitudine di 75 m. sul livello del mare, tra l’antica strada che conduceva ad Oria e quella che conduceva ad Erchie, poco discosta a nord di specchia Crocecchia, nota per alcuni ritrovamenti dell’età del bronzo, ora demolita per lasciar posto ad una torretta dell’acquedotto pugliese, e ad est di Masseria Li Strazzati, sorge la Masseria Bosco.

Sebbene il toponimo compaia già in un atto notarile del 16 settembre 1583 (Atto Donato Pedarra – Inventario redatto per richiesta di Claudia Camardaria da Gallipoli vedova di Giovanni Pietro Alonzo a tutela dei figli Marcello Geronimo, Antonia Anna e Livia) nel quale si legge: (omissis)”… Item uno pezo di terra da circha tumulate due cum vigne dentro et arbori comuni nel feudo de la vetrana in loco detto lo bosco vicino le vigne di Angelo di falco…”, ciò non autorizza a considerare l’esistenza della masseria.
La prima data in nostro possesso che riferisce inequivocabilmente la presenza della masseria la si evince dal ‘Liber baptizatorum’ (registro dei battezzati) che in data 25/12/1634 registra il battesimo di tal Giovanni ‘schiavo del Levante (molto probabilmente si tratta di una conversione alla fede cattolica) ‘nella masseria del Bosco di Giovanni Bernardino Carrozzo’.

La data riportata pone quindi il limite superiore della fabbrica della masseria.
Il limite inferiore pare non possa scendere oltre il XVI secolo. Il limite è giustificato dalle opere di fortificazione realizzate dai Pagano (feudatari tra il 1500 e il 1587 vedi sopra). Tali opere favorirono l’abbandono delle campagne da parte della popolazione, spinta a trovare riparo più sicuro alle incursioni che, di tanto in tanto, pirati di origine turca realizzavano sul nostro territorio.
Tale situazione, riteniamo, determinò i grandi latifondisti (prevalentemente forestieri, ossia di origine non avetranese) a costituire le masserie affinché, in maniera più attiva, si potessero presidiare i territori di loro pertinenza e quindi poter alloggiare in maniera stabile e sicura i propri capi di bestiame, i prodotti della mercia e il personale ad loro soggetti (pastori, contadini e ‘massari’). A tale cura non sfuggì l’aspetto religioso, per cui molte masserie furono dotate di piccole cappelle ove svolgere le funzioni religiose.

Con la compilazione del Catasto Onciario (1752) Masseria Bosco, assieme a quelle di Ruggiano (presso la quale correva il ‘Regio Passaturo’ e dove il 22 aprile 1797 sostò il re Ferdinando IV proveniente da Napoli per recarsi a Lecce) e Mascolo, compare in proprietà di Lucio Milizia proveniente da Oria ma abitante in Casalnovo (odierna Manduria). Da questo catasto apprendiamo che la masseria è costituita da ‘Case d’abitazione, curti e capanne’ ed estende le proprie pertinenze sulle contrade: La Geggiola (in questa contrada, annota il parroco del tempo,morì il 7 luglio del 1771 un certo Vito Giusi, per essere caduto da cavallo mentre si recava ad Erchie), La Pasca, Il Bosco (costituito da dodici ‘tomoli’ - il tomolo antica misura agraria di superficie corrisponde a circa 8.573 mq.- di macchia con alberi di leccio e confinante ad est con la strada che conduce ad Erchie da cui, verosimilmente, il nome della masseria). Poi ancora Rubano, il Boschetto. Due chiuse (terreni chiusi da muri): l’Acquarello e il Palombaro. Il Giardinetto, murato, esteso per tre stoppelli e contenente due Ulivi ed alberi da frutta. Poi ancora dodici tomoli di terre macchiose, ‘jaccili’ ( chiarìe) per il pascolo, aia inclusa. La Foggia ed infine il Calàprico.

Sulla base dei dati fornitici dal Catasto onciario possiamo concludere che la masseria Bosco fosse costituita da un solo piano (infatti, nella descrizione che fa di masseria Ruggiano parla di ‘case sottane e di case soprane’) ed estendesse le proprie pertinenze su di una superficie complessiva di circa Ha 76, di cui circa 20 costituita da un bosco di lecci, ed una dotazione di 175 alberi di Ulivo. Pur accennando alle ‘curti’ (ossia gli stazzi per il ricovero di animali), il catasto onciario non fornisce dati intorno al bestiame.

Non conosciamo le vicende successive se non giungendo all’impianto del Catasto Murattiano (1814-1905) quando la nostra masseria è in proprietà, assieme alla masseria Ruggiano, di Bernardino Milizia, discendente di quel Lucio Milizia comparso nel catasto onciario.
Nel frattempo le pertinenze della masseria risultano ingrandite passando dai 76 Ha iniziali ai circa 103 di cui ancora 17 Ha, circa, sono ancora lasciati come macchia.
Nel 1817 la masseria è tenuta da Antonio Milizia. Costui possiede (1832): 120 pecore, 135 capre ed 8 vacche.
Tra il 1835, (anno in cui si rilevano 8 vacche, 140 pecore, 140 capre) ed il 1836 Cecilia Milizia, figlia del precedente, porta in dote la masseria a Domenico Pondari il quale già precedentemente aveva acquistato l’altra proprietà dei Milizia, ossia masseria Ruggiano.
Quando nel 1838 la masseria è nelle proprietà di Salvatore Pondari la sua pertinenza si estende su circa Ha 84.
Nel 1872 Masseria Bosco è tenuta dai figli del precedente ossia Domenico, Cecilia ed Olimpia Pondari.
Con il 1881 Masseria Bosco passa ignoriamo il titolo, ma è verosimile una compravendita, alla famiglia Martini da Oria nei germani Nicola, Vincenzo, Giacinto, Pasquale e Marianna fu Giulio. Al momento 29 Ha erano tenuti a seminativo, 13 Ha a macchia e 21 Ha a pascolo.

Masseria Bosco: la struttura

Secondo alcune classificazioni l’intera struttura può definirsi una ‘masseria a corte aperta’ cioè una masseria nella quale le strutture adibite alle varie funzioni non danno luogo ad un cortile chiuso. L’esame planimetrico della struttura da luogo a due blocchi ben distinti su di un lato l’abitazione del ‘massaro’ elevata, si presume sul finire del XVIII sec. al piano nobile ove si insedieranno però i proprietari, e l’altro costituito da casamenti atti alla ricezione del bestiame. Inoltre, come alcuni ipotizzano, nel considerare come nucleo originario, quanto fino al secolo scorso era adibito a deposito di paglia e ricovero animali, l’origine della masseria deve ritenersi in un originario ‘jazzu’ posto cioè dove andavano a sostare pastori ed animali provenienti in transumanza nel periodo autunnale (vedi il caso più recente di jazzo della Specchiarica trasformatasi poi in masseria e delle rovine che restano poco a nord della Salina). Fino a quando sia durata tale situazione è difficile stabilirlo. Possiamo solo azzardare un’ipotesi se affermiamo che in un periodo compreso nel corso del XVII secolo, l’antico ‘jazzo’ venne dotato della stalla (fornita di mangiatoie e di grande camino, ove chissà quante storie si sono raccontate) e di tutto il piano inferiore ove trovavano ricovero il ‘massaro’, e le famiglie dei pastori, dei ‘ualani’ o ‘gualani’se conduttori di mandrie e dei contadini. Arricchendosi perciò di varie attività si diede spazio alla fabbricazione dei prodotti lattiero-caseari (introduzione de ‘lu cacculu’ , grosso recipiente in rame per la bollitura del latte attraverso particolari condotte di calore) e quindi dei magazzini-deposito per la conservazione e la stagionatura dei prodotti della ‘mercia’.

Quanto appreso in data 1634 ci induce a ritenere la presenza di una cappella da individuarsi ove un tempo era la rimessa. Sul finire del XVIII sec. si diede luogo alla costruzione del piano nobile, in parte modificato prima dell’ultima ristrutturazione.
All’interno della corte colpisce subito per la sua maestosità ed imponenza uno dei pochi esempi di muratura ‘a secco’ realizzata in simile altezza (oltre due metri) che recingeva un tempo il ‘giardinetto’ di cui abbiamo detto, lo stazzo - la ‘corti’ (pl. ‘li curti’) - ove in genere stazionava (‘rusciava ‘) il bestiame minuto.
La proposizione di un trullo tipicamente salentino (differente da quelli più noti della valle d’Itria –Alberobello etc.) per il suo svilupparsi in terrazzamenti, quasi ricordando gli ziqqurat mesopotamici, era in genere destinato a ricovero momentaneo ma in alcuni casi ad abitazione saltuaria.

Nello spazio dedicato un tempo alla conta delle pecore si è ricavata una rilassante piscina. All’esterno dell’atrio si può osservare un tratto della antica mulattiera che conduceva ad Erchie e ad Oria e l’aia ove un tempo con la ‘pisara’ (grossa pietra trainata dal mulo) si sgranavano le spighe e con ‘lu ‘intulaturu’ (attrezzo per ‘dare al vento’ il grano) si separavano i chicchi di grano dalla pula.

Attualmente la Masseria Bosco è stata trasformata in struttura ricettiva:, se ne sono ricavate 12 rooms/suite alcune dotate di splendide terrazze con vista.
Camere e suites sono composte da camera da letto, bagno e corredate di aria condizionata, phon, TV satellitare, cassaforte, minibar e telefono, internet wifi.
Le tipologie degli ambienti si suddividono in:

  • Albergo: al primo piano è costituito da splendide suites ed al piano terra da particolari camere per il soggiorno degli ospiti
  • Breakfast room: ambiente adibito anticamente a deposito di paglia e fieno; ora adibito a sala per la prima colazione
  • Ristorazione: un tempo costituiva la vecchia stalla ed ora adibita a sala ristorante con rinomata cucina pugliese.

Si ringrazia per le notizie storico-culturali il sig. Pietro Scarciglia

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